La città in vendita e l’ottimismo degli speculatori
In questi giorni apre Aura, il salone del turismo di lusso alla Fortezza da Basso.
Nei giorni dell’esplosione dei movimenti a livello continentale contro il carovita, il carocittà e la speculazione che esclude le giovani generazioni, cosa di peggio fare?
Nella città del Cubo Nero, nella città che dichiara di avere bloccato nuovi alberghi e in cui ogni settimana arriva la notizia di un nuovo intervento per il lusso, cosa di peggio fare?
Il turismo “luxury” seleziona: seleziona turisti, consumatori e “presenze” a breve termine, espelle gli abitanti, offre lavoro povero. Povero, se non semi-schiavile per le forme contrattuali (quando ci sono), per le paghe miserevoli e per le molteplici forme di caporalato che allignano nel settore del lusso. Settore nel quale i flussi di denaro si perdono nei mille rivoli della non tracciabilità.
Anni di politiche urbane mirate alla costruzione di un ambiente adatto per il turismo di iper-lusso – privatizzando spazio comune, svendendo edifici, togliendo servizi pubblici, facendo sparire i meno abbienti dalle strade centrali anche attraverso il Daspo e le zone rosse – incoraggiano gli investitori.
Il salone Aura nasce infatti all’insegna dell’ottimismo: nel prossimo anno, la “domanda luxury” crescerà del 21%, mentre per le prenotazioni è previsto un aumento del 59%. La tendenza del “city-maxxing”, cioè la visita di più città o stati nell’ambito dello stesso viaggio, privilegerà le capitali dell’arte come Firenze, Venezia, Roma: non è una novità, è purtroppo la conferma di una tendenza predatoria che consuma le città.
Il fatto che l’appuntamento sia promosso anche da soggetti pubblici con il sostegno del Comune dimostra davvero che ancora non ci sia ancora consapevolezza della drammaticità della situazione.
E gli speculatori si sentiranno ancora più AURA ottimisti.

