Nostro intervento pubblicato su La Città Manifesta
Preoccupa l’escalation di incendi in pieno centro storico che, partiti da focolai sviluppati in ristoranti e cantieri ai piani terra, hanno prodotto fughe rocambolesche dei turisti nei b&b ed evacuazione coatta dei residenti. Dopo l’incendio ai dehors e dopo quello del 10 gennaio in zona San Marco, gli abitanti della città divenuta un unico grande ristorante-albergo, si chiedono quanto il sovraccarico turistico aumenti il livello di rischio e di quali dotazioni minime antincendio siano dotate le strutture a servizio dei global tourists.
La notte del 25 agosto scorso, a un passo dal Duomo, scoppia un incendio in Borgo San Lorenzo. Le fiamme si propagano dal ristorante per raggiungere i piani superiori dell’edificio storico, destinati a ricettivo con nove appartamenti. Gli ospiti si salvano calandosi con le lenzuola in una corte interna. Non ci sono feriti, ma restano i disagi per lavoratori e residenti.
Il 7 settembre prende fuoco un immobile in via de’ Pepi, zona Santa Croce. È evacuato l’intero condominio, undici persone finiscono all’ospedale per accertamenti. Pochi giorni dopo si registra un principio di incendio nel bar del Museo dell’Opera del Duomo: grazie all’intervento tempestivo dei pompieri, il museo non subisce danni, ma i lavoratori respirano i fumi di combustione e sono affidati al personale sanitario.
A novembre, un altro incendio divampa in una macelleria presso Santa Maria Novella, in via della Scala. Seguono forti esplosioni, forse le bombole del gas. Il piano superiore, che riporta vistosi segni del passaggio del fuoco, è in ristrutturazione e perciò vuoto, ma un residente al piano superiore è evacuato con l’autoscala.
L’ultimo episodio è quello recente di via Santa Reparata dove, la sera del 10 gennaio, è la volta di un locale del piano terreno in ristrutturazione. Secondo i condomini si tratta di lavori “per farci un monolocale da affittare”. Forse ai turisti.
A questi eventi si aggiunge una serie di incendi di origine dolosa: dal dehors del Savoy (15 novembre) a quelli dei sei locali tra via de’ Neri, piazza del Grano e via de’ Benci (8 gennaio).
A fronte di questo scenario, è legittimo il timore espresso dagli abitanti del centro storico, residenti in immobili con vani scala condominiali angusti, con solai e infissi in legno, composti di unità immobiliari frazionate (la cui articolazione può ostacolare la fuga e il soccorso) e da corti interne ridotte a cavedi inaccessibili.
Gli immobili del centro storico, (sovra)popolati dai turisti dei b&b, condividono gli spazi condominiali con “locali” del piano terreno: cucine, bagni, aspiratori e altre attrezzature tecniche che sostengono i (sovra)carichi derivanti anche dai dehors, la cui effettiva osservanza del regolamento comunale – che stabilirebbe un rapporto tra servizi igienico-sanitari e cucine – resta dubbia.
I dehors stessi, inoltre, non raramente ostacolano l’uscita dai palazzi: sia con le loro strutture immediatamente prospicienti (in cui abbondano plastica e, durante l’inverno, fiamme libere dei riscaldamenti a gas), sia con gli oggetti di corredo (lavagnette, sedie, tavolini, vasi di piante) che illegittimamente – e pur costantemente – ingombrano i marciapiedi.
In questa condizione di estrema congestione del centro di Firenze – dovuta certo alla “naturale” conformazione della città storica, ma oggi aggravata dalle nuove funzioni turistiche – a quali garanzie di sicurezza devono affidarsi turisti e residenti?
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